seconda-ed

 

 

 

terza-paginaIn un flusso di memorie

Un racconto che sgorga dalla penna e si posa sulla pagina leggero, come una storia narrata a voce tra amici. Anche se l’autore avverte ancor prima di cominciare: “Ogni riferimento a persone esistenti e a fatti realmente accaduti è puramente casuale”. Eppure, nonostante l’indicazione, l’impressione rimane. Il ricordo del 9 è un breve romanzo dal sapore bucolico e reale che parte però con riferimento che evoca principi esoterici. Già dal titolo: il 9, che nella tradizione Cristiana – ma anche nella mitologia pagana – ha un significato eccezionale, quadrato del numero perfetto, il 3. Nove che troviamo nella Divina Commedia (è il numero dei cerchi dell’inferno e delle sfere del Paradiso), e nella Vita Nova, dove Dante lo identifica con Beatrice. Nove, infine sono le muse protettrici e ispiratrici delle arti. Un effetto suggestivo che viene ribadito nelle prime pagine: la vicenda infatti risale al 9 settembre del 1999 (9/9/99), data palindroma che subito richiama il presagio di un avvenimento storico. Se non per l’umanità, di certo per il protagonista. Un protagonista ragazzino, che vive in campagna e dalla campagna si lascia permeare in tutto se stesso. Le corse e i giochi con i fratelli e i cugini sono sospesi nel “buon tempo passato”, fatto di irruenza e genuinità. Ci sono gli interminabili giri in bici, l’altalena rudimentale ma indistruttibile costruita dal padre con materiali di recupero, le capanne di paglia e sassi dove fingere di essere adulti. Leggendo una pagina dopo l’altra il lettore viene dolcemente sommerso dai ricordi di un’infanzia estiva e sicura, di bambini in case sull’albero e di passatempi come il nascondino. Un’infanzia non remota, si parla in fondo di un passato recentissimo, ma rimasta immobile dal dopoguerra ad oggi: l’infanzia dell’estate in campagna. Eppure, dicevamo, non è tempo arcaico: si parla di telefonini, di motorini, di televisione da guardare la sera, di battaglie con le bombolette piene di schiuma da barba. E si parla di amicizie. Dopo poche pagine ci viene incontro il personaggio di Simone, e con lui un sogno: il conservatorio, per suonare il sax. E una vita normale, dal sapore sano, fatta di studio, lezioni, divertimenti, un lavoretto per arrotondare. La vendemmia, il 9 settembre del 1999, una giornata faticosa e perfetta ma che, come fa intuire la data troppo strana per passare inosservata, si conclude con un incidente tragico. E l’ospedale, la terapia intensiva, i dolori, gli odori e i rumori di chi è arrivato a un passo dalla morte. Ma che lentamente si rimette in piedi. E qui ancora viene ancora fuori la vena genuina dell’autore, un racconto che rene sulla pagina pensieri e ricordi di un ragazzo che passa attraverso un dramma, ma sempre con il futuro negli occhi. E l’amore per le piccole cose: potersi alzare di nuovo dal letto, bere un succo di frutta dopo settimane di flebo, la radiolina da ascoltare nelle lunghe ore di immobilità. Ma poi le cose cambiano. Il ritorno alla normalità è difficile, e con esso arriva la consapevolezza dura come un pugno: l’amico Simone con cui era andato a vendemmiare, con cui stava tornando a casa in Vespa superando quel trattore, l’amico Simone nell’incidente ha perso la vita. La convalescenza è descritta con una tale freschezza da far immedesimare chiunque, che sia stata per una malattia lunga o una breve. La voglia di essere coccolati di continuo. L’esigenza di aver ragione. La riluttanza nel ricominciare a fare le cose di tutti i giorni. Voler rimanere nel nido ovattato di chi ha qualcosa da pretendere dalla vita. Poi il tempo inizia a scorrere velocemente, anche nelle pagine conclusive della narrazione. I sentimenti ci sono tutti, e anche la sofferenza: reale e palpabile. Sentimenti umani, troppo umani. Lasciati scorrere sulla pagina come gli eventi, come un flusso di ricordi. Quello più evidente, più dettagliato, più tangibile. Il sapore del succo di frutta in ospedale, dicevamo. La prima volta in cui allo specchio il protagonista vede il proprio volto deformato dall’incidente. E poi quelli che passano, leggeri, veloci, scivolano addosso. E che forse, invece, nel racconto, diventano superficiali perché sono quelli che è più doloroso rievocare, che la memoria ha nascosto più in profondità per limitare il male.

Flaminia Festuccia

 

L'Araldo

Il ricordo del 9

La vita è pienadi storie, il mondo lo è, vere, presunte, di fantasia. Belle, brutte, banali, surreali, ma comunque storie. E se è vero che il mondo è bello perché vario, ognuno si riconoscerà in una storia, prima o poi. Ma spesso il punto non è riconoscersi, bensì rimanere colpiti da un racconto, farsi coinvolgere da una vicenda, aprire la mente a una valutazione. Dunque, la riflessione che voglio suggerire oggi, nasce dalla bella e toccante storia contenuta nel libro Il ricordo del 9, di Salvatore Lanno, giovane scrittore di origini siciliane e di adozione milanese. Un racconto portato all’attenzione dei lettori con molta semplicità, nello stile, assolutamente scorrevole, che non si fa sorreggere da costrutti complessi o parole ricercate, e, soprattutto, nei contenuti che evidenziano come le storie sincere siano assolutamente quelle che arrivano al cuore.  Parte con una storia gioiosa il “ricordo” di Lanno: una famiglia unita, il cibo genuino, il fascino della vendemmia, i sogni nel cassetto, tanti, e il dono dell’amicizia. La prima amicizia, quella che si “incontra” da ragazzi, quando si dà un valore prezioso a quel sentimento forte, innocente, e si pensa insieme di poter scalare le montagne per sempre. Quell’amicizia con cui condividere cose semplici, ma che fanno stare bene e che stimolano le energie, la voglia di fare. Lanno racconta l’amicizia, la stessa che vive il protagonista del libro con il suo migliore amico. I ricordi affiorano nella testa con tale limpidezza da emozionare il lettore che puntualmente ritrova nella sua mente il suo più caro amico e la spensieratezza della giovinezza. Fino a quando il ricordo si fa duro, sbiadiscono i colori, come in un temporale inaspettato, e la beltà di quel tempo diventa tragedia. Un drammatico incidente spegne la vita dell’amico del cuore. Lo fa mentre i due ragazzi sono insieme, felici su un motorino, forse un po’ imprudenti, quando un trattore lungo il loro cammino non renderà più nulla uguale a prima. Nessun soccorso immediato. Il ragazzo rimasto in vita è grave, molto grave. Inizierà così il suo calvario, tutto in salita, e la scoperta della morte dell’amico scolpirà per sempre una lacrima sul cuore. Nel leggere Il ricordo del 9, ciò che ha impresso un segno forte nella mia mente e nel mio cuore è scoprire attraverso un testo le “belle persone”. Il giovane protagonista, nonostante le grandi sofferenze fisiche e interiori, compirà una scelta importante: quella di non far giustizia a tutti i costi se il rischio è di sbagliarsi anche solo per un infinitesimale dubbio. In un mondo vendicativo ed egoista la sua decisione rappresenta una perla rara che insegna che esiste ancora quella vocina in fondo all’anima chiamata “coscienza”. Nel libro una preghiera dedicata al ragazzo scomparso, con un ricordo dolce e commovente che rende i lettori parte di quel dolore e di quell’amicizia, bellissima, tenera, oltre il tempo e la vita.

Editoriale del Periodico “L’ Araldo”

Rossella Paone

My personal mindSalvatore e “Il ricordo del 9”

“Nella vita, qualunque evento accada è ormai passato e non si può più tornare indietro”, questa affermazione rappresenta uno stile di vita ancor più che una chiave di lettura de “Il ricordo del 9” (Sovera Edizioni). L’amicizia, l’incontro con la musica e, soprattutto, la morte ed il dolore sono eventualità e sentimenti da interpretare in questa prospettiva. “Il ricordo del 9” non rientra tra le numerose opere di narrativa autobiografica pubblicate quotidianamente ma, nella sua atipicità, è una sorta di diario pubblico. Una meditazione ad alta voce semplicemente trascritta, un testo senza interruzioni perché la vita continua anche quando sembra in procinto di interrompersi. Lo stile compositivo è semplice, diretto, colloquiale e favorisce, l’immedesimazione del lettore. In una esistenza semplice e “normale” si incuneano eventi imprevedibili e tragici indipendenti dalla nostra volontà. Ed è proprio quello che accadde il 9 settembre 1999, giusto 16 anni fa,… una Vespa con due ragazzi a bordo, Simone l’amico del cuore alla guida e Salvatore, si dirige in direzione del paese alla conclusione di una giornata di duro lavoro. Improvvisamente si para loro davanti un rimorchio carico d’uva. “Sorpassare è imprudente” avrà pensato Simone, nessuna manovra azzardata fino a che… Un affiancamento imprudente dettato dal lungo pazientare? Oppure una frenata inavvertita mentre la Vespa si affiancava al trattore? Nessuno lo saprà mai, neppure l’unico sopravvissuto. Sappiamo solo che il pesante automezzo, prima di proseguire indisturbato, schiacciava Simone mentre Salvatore, sbalzato a terra, riportava lesioni gravissime. La vicenda, ricca di sfumature psicologiche, si dipana poi tra soccorsi e ospedali, sofferenze dei familiari e scoperta fortuita della morte dell’amico, testimonianza al processo e nuovo significato da assegnare all’esistenza. “Leggere” i sentimenti del prossimo dal letto di ospedale equivale e riemergere lentamente alla vita, significa per Salvatore ammettere la possibilità di una nuova ripartenza, sia pure su altre basi, magari in altri luoghi e città. Salvatore, dall’animo generoso e schietto, vivrà intimi sensi di colpa nei riguardi di Simone e della sua famiglia. La musica, compagna di viaggio per anni prima dell’incidente, ritornerà a farsi viva sia pure assumendo una coloritura sociale ed educativa rivolta ai ragazzi.

  Roberto Ferro

arbritoLanno della sezione di Abbiategrasso

Il libro di Salvatore è uscito a gennaio, si intitola “Il ricordo del 9”, Salvatore Lanno è un arbitro della Sezione di Abbiategrasso, dove da parecchi anni continua la sua passione calcando i campi di calcio. Nel tempo libero l’autore insegna e suona il sax oltre che essere un soccorritore. Nel romanzo Salvatore Lanno cerca di dare un messaggio di vita tramite il racconto di una durissima esperienza, un incidente stradale, che segnerà la vita del personaggio. Protagonista un ragazzino che vive in campagna e dalla campagna si lascia permeare in tutto se stesso. Le corse e i giochi con i fratelli, gli interminabili giri in bici, le capanne di paglia. Leggendo una pagina dopo l’altra il lettore viene dolcemente sommerso dai ricordi di un’infanzia sicura. Dopo poche pagine ci viene incontro il personaggio dell’amico Simone dove condividono studi, divertimento e un lavoretto per arrotondare. La vendemmia il 9 settembre del 1999 (9/9/99), una giornata faticosa e perfetta ma che, si conclude con un incidente tragico. E l’ospedale, la terapia intensiva, i dolori di chi è arrivato ad un passo dalla morte. Ma poi le cose cambiano portandosi dietro le ferite non solo fisiche ma interne, l’autore dice “quelle che ho nel cuore”. Nel romanzo si parla anche dell’esperienza arbitrale che l’autore apprezza e considera un buon strumento di crescita. Il libro è presente nelle librerie Feltrinelli e Mondadori (anche on-line).

Alessandro Paone

 

lorenteggioIl ricordo del 9 – Salvatore Lanno

 Questo libro, è la storia di un percorso spirituale che vede protagonista lo stesso autore in un periodo della sua vita “Anche il 9/9/1999 iniziai a vendemmiare…” una data fatale che condizionerà la vita dell’autore: rimane gravemente ferito in un incidente. Da questo momento inizia un calvario che lo porterà ad un mutamento radicale della sua vita. Il tono e il registro linguistico del racconto diventano più introspettivi e si alternano momenti descrittivi con momenti di riflessione personali sul senso della vita. La ripresa all’ospedale è lenta e dolorosa malgrado la presenza e l’amore delle persone care. E’ il momento della presa di coscienza dell’accaduto. Si guarda allo specchio e non riesce a riconoscersi per le molteplici ferite sul volto…. Ora si trova inerme davanti alla verità, “rabbia e dolore” sono i sentimenti che lo pervadono. Capisce, però, che non si può tornare più indietro. “Andare avanti, andare sempre avanti e accettare quello che ti offre il destino. Nel bene e nel male la tua vita è quella che stai vivendo. Oltre al destino sei tu a spianarti la strada e l’obiettivo, penso quello di tutti, è quello di lasciare un segno”. E il segno Salvatore l’ha lasciato e continua a lasciarlo con le sua sconfinata generosità e con il suo amore per gli altri che lo hanno portato a diventare volontario e soccorritore sulle ambulanze e in altre associazioni. Salvatore è riuscito a trasformare la sua esperienza di dolore in vita, è riuscito ad aggregare in nuove speranze i suoi sogni frantumati.

Angela Russo

mariIl libro di Salvatore Lanno

Un racconto della memoria commovente e straordinariamente ricco di forti avvenimenti ed emozioni, di quelli che, come fiume in piena, travolgono la vita. Una straordinaria storia a sfondo autobiografico. Il tutto scritto con delicatezza, in punta di penna, in completa armonia di parole, che scivolano fluide tra le pagine e toccano profondamente il cuore. La storia fortemente commovente si snoda lungo la magia del numero 9 che ritorna più volte nella vita del protagonista. Un libro toccante e bellissimo in cui emergono la forza, il coraggio e l’amore per la vita, un libro ricco di valori, tra cui l’amicizia. Una storia che coinvolge l’anima, pagine che infondono speranza e incitano a non arrendersi perché niente è mai perduto, ed il ricordo di chi ci ha voluto bene sarà sempre vivo in noi e dentro di noi per sempre.

Nicla Morletti

la-memoria-del-mondo

Prologo

In un piccolo paese di collina, nel mese di settembre tutti sono in subbuglio per la vendemmia. Le grandi distese di vigneti portano le persone nelle campagne a raccogliere l’uva fino all’ultimo grappolo. È per tutti una festa. Malgrado le giornate siano calde, le ore passano abbastanza in fretta e in armonia. La mattina, quando ci si ritrova nel vigneto e si è in tanti, la giornata di solito si prospetta più divertente. Tanti ragazzi prima dell’inizio della scuola racimolano qualcosa andando a vendemmiare. Ricordo un anno in cui eravamo una ventina e facevamo le sfide per chi raccoglieva più uva o chi finiva per primo il filare. Nell’ora di pranzo, quando mangiavamo tutti insieme, era un ridere continuo tra battute e barzellette. Ognuno si portava il pranzo a sacco, ma a volte si faceva la grigliata. Dopo pranzo in un angolino cercavamo di chiudere gli occhi e riposarci un po’ prima di ricominciare. Quando finivamo la sera eravamo contenti di tornare a casa. Si lavorava anche il sabato e la domenica, si è sempre fatto e ancora oggi si fa così. Per questo dopo un mese e oltre di vendemmia, si arrivava a essere stanchissimi. Prima di andare a lavorare per conto di terzi facevo la vendemmia nei vigneti di mio papà. Quando si è in famiglia è diverso, si fatica ancora di più, perché ci tieni a raccogliere tanto. D’altra parte, si lavora fino a quando c’è luce. Però durante la mattinata il panino non mancava mai, così come l’acqua fresca che dava una grande carica. A pranzo cucinava mia mamma quindi non era come pranzare a sacco e accampati alla buona. Per noi la vendemmia era veramente una festa. Lavorare da terzi era un’esperienza che permetteva di stare con gli altri.

Anche il 9 settembre 1999 (9/9/99) iniziai a vendemmiare…

crotoneIl destino di un numero

Il racconto di una storia personale in cui ogni lettore può immedesimarsi. Il fatidico numero 9 che più volte torna emblematicamente nella vita dell’autore e che, apparentemente per caso, ne segna l’esistenza. Dalla narrazione trapela la serenità del protagonista che, superato il dolore, ha trovato la “felicita” in una sana e profonda ricerca di se. Il destino di un uomo in un libro che contiene un messaggio di positività: la vita anche nei momenti più bui, ha sempre qualcosa di bello da offrire.

 grano

 

POESIA

(all’interno del libro)

Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi ed Egli mi rese debole
per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza
per possedere tutto e mi ha lasciato povero
per non essere egoista.
Gli domandai il potere
perché gli uomini avessero bisogno di me
ed Egli mi ha dato l’umiliazione
perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita
e mi ha lasciato la vita
perché io potessi essere contento di tutto.
Signore non ho ricevuto niente
di quello che chiedevo
ma mi hai dato tutto quello
di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato o mio Signore
fra tutti gli uomini nessuno possiede
più di quello che ho io!

Kirk Kilgour