Primi. Primi da soli. Primi da soli e con margine rispetto a tutte le avversarie, che adesso devono inseguire. Con il 3-0 nel derby di Milano, l’Inter è in fuga. Se ci pensiamo non è propriamente la prima fuga del campionato: Il Milan li aveva già avuti 5 punti di distacco, alla decima giornata, su tutte le avversarie. Però questa è la prima fuga vera, nel senso che per la prima volta davanti a tutti c’è una squadra che tutti pensano possa anche arrivare in fondo. Senza nulla togliere ai rossoneri, che si sono spinti oltre i propri limiti e pronostici. Però non è mancanza di rispetto nei loro confronti dire che, salvo miracoli calcistici, dall’inizio del campionato ci sono sempre state soltanto due squadre in grado di vincere lo scudetto: la Juventus e l’Inter. Ecco, ora una delle due è davanti a tutte.

Che siano i nerazzurri, e non i bianconeri, probabilmente non è un caso. In queste settimane l’Inter sta completando un percorso di maturazione che è stato lento, molto più sofferto di quanto si auguravano i tifosi e probabilmente si aspettava lo stesso Conte, che è passato da una prima stagione senza titoli (nonostante il secondo posto a un solo punto dalla Juve e la finale persa di Europa League) e da tante sconfitte dolorose, come la doppia eliminazione ai gironi di Champions League, l’ultima davvero sanguinosa. Il mister però continuava a rivendicare il lavoro svolto, questo processo di crescita che da fuori a dire il vero non si vedeva tanto. Alla lunga, sta avendo ragione lui.

Nel giro di un mese ha battuto in maniera netta JuventusLazio e Milan. Oggi l’Inter sembra diversa, gioca con una convinzione nei propri mezzi e una capacità di lettura dei diversi momenti della partita che prima non aveva (e che in questo momento non ha nessun altro in Serie A). Anche dal punto di vista tattico è migliorata, perché Conte dopo mesi di incomprensioni, a tratti indisponenti, è riuscito a coinvolgere anche Eriksen e Perisic, che hanno alzato ulteriormente la qualità in campo.

L’Inter è diventata la grande squadra che doveva essere, sia sul piano tecnico che psicologico. Dietro ha tutte le rivali, staccate. Il Milan, che non deve essere sottovalutato, può ancora dire la sua, ma a -4 in classifica (anzi, -5 con gli scontri diretti a sfavore) e la fatica di una rosa corta che comincia a farsi sentire, ora fa meno paura. La Juventus è sempre stata la rivale principale e lo è ancora a maggior ragione, ma insegue a 5 punti che sono solo virtuali: le partite col Crotone ma soprattutto col Napoli andranno vinte, al momento la classifica dice -11 ed è scoraggiante, specie per una squadra che continua a non convincere. Le altre, Roma, Lazio, Atalanta, sono troppo lontane e troppo poco attrezzate per potersi inserire nella corsa scudetto.

Davanti ora c’è un calendario tutto in discesa. Nelle prossime cinque giornate, l’Inter avrà solo la sfida all’Atalanta davvero impegnativa. Il percorso della Juve è simile (c’è la Lazio), ma con in più il ritorno in Champions contro il Porto, appuntamento cruciale che brucerà energie fisiche e mentali, e altre ne porterà via dovesse arrivare il passaggio ai quarti (Pirlo se lo augura perché l’eliminazione sarebbe un fallimento clamoroso). Il campionato è lungo, tante cose possono ancora succedere. Ad esempio, la Juve potrebbe tornare la vecchia Juve in grado di vincere 10 partite di fila (che però quest’anno non è mai stata). Possono succedere infortuni e contrattempi (questa squadra non può permettersi di perdere Lukaku). Ma il campo è chiaro. Classifica, calendario, avversari:  tutto dice Inter.